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Frida Kahlo. L'arte fra sofferenza e passioni

Venerdì 21 Aprile, ore 15:00
Aula Magna - Palazzo Tiravanti

La vita di Frida Kahlo, una delle più grandi pittrici del Novecento, è tormentata e intensa, spietata e appassionata al tempo stesso. Dall’incidente che la rese invalida fino alla relazione con Diego Rivera, la sua storia entra prepotentemente nelle opere, cariche di una straordinaria tensione emotiva. Amata dai surrealisti e apprezzata dal grande pubblico, amica di Picasso e attiva in politica, Frida è icona senza tempo di una femminilità decisa e più forte delle avversità. La conferenza di Sergio Gaddi è un viaggio pieno di emozioni alla scoperta di una personalità affascinante e inaspettata.

Tra aneddoti e curiosità pittoriche e biografiche, il magnetismo di Frida si legge nelle sue tele cariche di amore per il Messico, per la lotta politica, per Diego e per la vita.

La gente a New York la fermava per chiederle se leggesse la mano, scambiandola per una zingara, e il critico del “New Yorker” la definì “una bomba infiocchettata”: ma fu proprio attraverso il costume di Tehuantepec che Frida Kahlo affermò la propria immagine, l’identità messicana e l’ideologia di appartenenza. p>

L’immagine di Frida è inscindibile da quel costume, funzionale alla situazione fisica: le camicie squadrate e larghe dissimulavano la presenza dei necessari “corsetti”, le gonne lunghe coprivano la menomazione della gamba, le elaborate acconciature tradizionali - composte da trecce raccolte e ornate da fiori freschi, di carta o di seta - focalizzavano l’attenzione sul viso, ornato con orecchini e collane che la trasformavano in una dea azteca o una Madonna coperta di ex-voto. L’identità di Frida era complessa, e la molteplicità delle radici familiari – tedesca ed ebrea da parte paterna, spagnola, india e cattolica da parte materna – si risolveva nel punto del loro incrocio, il Messico, indicato dall’abito; e anche mescolando i gioielli sottolineava le origini meticce, indossando il segno cattolico con gli amuleti indiani e la simbologia politica. Ma Frida amava anche animali e bambole che raccontano anche la sua maternità impossibile, mentre alla natura morta delega più intimi discorsi, spesso con rimandi sessuali: le chiamava infatti “Naturaleza viva”, natura vivente, perché gli organi genitali maschili e femminili a cui rimandano le loro forme, intenzionalmente selezionate dall’artista, sono all’origine della vita, di quella fertilità a lei negata, e narrano il mistero della fecondità che la vita le ha negato.


 

Sergio Gaddi è consulente di progetti culturali e curatore di mostre, ed è responsabile del progetto I racconti dell’arte per Arthemisia Group di Roma. Lavora in sedi espositive di importanti città italiane (Roma, Milano, Torino, Bologna, Treviso, Verona, Catania) ed estere (Tel Aviv, Seoul, Parigi, Dubai, Breslavia, Paderborn, Madrid).

Nel 2016 ha tenuto una rubrica fissa di divulgazione culturale su Rai 1 ed ha partecipato a trasmissioni televisive per Sky Arte. Cura mostre di arte contemporanea e pubblica saggi in cataloghi, articoli e testi critici.

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